Cosa fare e cosa non fare in cucina

Cosa fare e cosa non fare

Quando si è colti di sorpresa da un grave pericolo, si fanno le cose alla disperata e si rischia di far guai ancor peggiori. Questo vale in modo particolare per la politica economica. L’odierna situazione italiana ne è un esempio. Ne stanno dicendo e facendo di tutti i colori ed andrebbero fermati. Le cose da fare sono poche, chiare e, purtroppo, difficili. Cacciare BS e Voltremont ne apre la lista.

Comincio dalla fine. Quanto sta succedendo non è frutto del caso ed era, invece, ampiamente prevedibile ed evitabile. Per questo al timone del paese e del suo ministero dell’economia (nei mesi che verranno, che questa cosa non finisce per Natale) debbono esserci persone professionalmente capaci, moralmente integerrime e personalmente motivate a fare ciò di cui il paese ha bisogno e non, invece, motivate a perseguire i propri personali interessi, economici, politici o megalomaniaci che siano. So benissimo che il politico “buono” non c’è. Ma qui abbiamo delinquenti provati e altamente screditati davanti a tutti, oltre che manifestatamente incompetenti. Il pagliaccio che aveva previsto tutto non aveva previsto nulla, infatti non aveva nemmeno capito nulla, come andiamo sostenendo noi da tre anni a questa parte! Come fidarsi di un incompetente di tale dimensioni, uno a cui gli cambia il mondo ogni mese solo perché lui non capisce il mondo e l’unica cosa che capisce è come essere inquilino che paga in nero nella casa del fvatevno amico! Ma per favore! Che la grande stampa nazionale continui a celare questi fatti è grave. BS, Tremonti e la collezione di nani, giullari, ballerine e smargiassi di cui è composto il loro governo sono parte del problema. Con loro in carica non arriverà mai la soluzione. Via dunque il governo (che Romano Prodi ritenga invece che debbano rimanere è prova ulteriore che ho ragione …) per sostituirlo con quello in (I) più sotto.

Tralascio, per carità di patria, la saga dell’imbecillità che unisce, in un abbraccio alquanto sintomatico, “libertari-austriaci” e “rivoluzionari-noglobal” passando per vari gruppi meno estremi ma altrettanto confusi del tipo leghisti incazzati, militanti e dirigenti di SeL, grillini d’ogni fatta. Questi gruppi, che messi assieme fanno purtroppo un 25% del popolo italiano, auspicano e aspettano la fine del mondo. Gli uni perché questi fottuti socialisti, in combutta con i banchieri e le banche centrali, ci hanno privato dell’oro (dell’incenso e della mirra non dicono nulla …), gli altri perché questi fottuti capitalisti, in combutta con i banchieri e le banche centrali, ci hanno privato dei frutti del nostro lavoro (qui l’unica battuta che mi viene è volgare, quindi omissis). Vogliono tutti il default che ci porti nella valle di sangue e lacrime attraversata la quale (dopo anni ed anni) sorgerà il sol dell’avvenir predicato, in un caso, da un vecchio austriaco un po’ rimbecillito e, nell’altro, da un giovane tedesco alquanto esaltato. L’unico aspetto rilevante è che l’Italia è piena di gente che fa questi assurdi ragionamenti, il che implica, purtroppo, che la soluzione “politica e mediata” non è possibile. Triste, ma solo una soluzione “tecnocratica fortunata” potrà salvare il paese. Altrimenti arrivederci.

Veniamo ora alle idee apparentemente brillanti ma di fatto o ben pericolose o ben illusorie. In ordine sparso.

– Inserire nella Costituzione l’obbligo di pareggio di bilancio. Sembra che il governo voglia farlo ma, al momento, non conosco un testo su cui poter basare il mio giudizio. Ho visto un’intervista a Nicola Rossi (NR), sulla Stampa del 5/8, in cui NR avanza la proposta; dicono i giornali che sia condivisa dalle parti sociali. Temo che finiranno per perdere tempo su questa idea inutile e illusoria, oltre che dannosa. Giustifico gli aggettivi.

La proposta di NR è ambiziosa perché vuole “introdurre un criterio di equità fra le generazioni”. NR dovrebbe saperlo che è semplicemente impossibile farlo e che un’affermazione di tal genere è degna solo di un politico, non di un economista. Se proprio serve spieghiamo perché, ma la letteratura sull’argomento è monumentale. Costituzionalizzare l’equità economica – fra generazioni, sessi o classi, non fa differenza – è semplicemente impossibile. A meno che non si voglia legiferare qualche forma di socialismo o fascismo, ipotesi che escludo vista la recente conversione di NR al punto di vista “libertario” dell’IBL. Sembra incredibile dover ricordare banalità del genere, ma in Italia l’incredibile è quotidiano.

Non importa: ammesso e non concesso che si possa fare ne risulterebbe un dettato costituzionale farraginoso oltre che totalmente inutile. Farraginoso perché dovrebbe essere l’opposto di ciò che persone ispirate dal pensiero “mises-hayekiano” (whatever THAT thing is) in genere auspicano: sarebbe necessario fare mille assunzioni e legiferare su migliaia di scenari tecnologici, demografici e così via. Una follia. Inutile per la semplice ragione che si tratta di una politica “time inconsistent”. Prova: è il giorno x del mese y dell’anno z. Il governo ha il bilancio in perfetto pareggio. A Roma c’è il terremoto. Non uccide nessuno ma distrugge l’intero patrimonio edilizio della città e delle aree limitrofe, scardina le linee ferroviarie, distrugge quella meraviglia dell’aeroporto di Fiumicino, e così via. Occorre ricostruire. Da chi prendiamo a prestito? Il vincolo costituzionale lo vieta. In 14 minuti il Parlamento, riunito all’aperto, cambia il testo costituzionale ed il governo si indebita per un valore pari al 10% del PIL. End of story. Argomenti del tipo “ma stabiliamo i casi speciali in cui si fa eccezione” sono, oltre che sciocchi, irrilevanti. In mano ad un politico qualsiasi TUTTO è un caso eccezionale. Basta ovviamente guardarsi anche solo intorno per capire che, in pratica, dettami del genere rimangono lettera vuota.

Sia chiaro che la stessa osservazione si applica (anche se più debolmente) ad idee del tipo: il debito pubblico non deve superare lo x% del PIL. Come le pratiche italiche, di cui Tremonti è maestro, provano, la soluzione sta in un trucco banale: trasformi un pezzo di stato (e.g. treni) in “azienda privata” e lasci che si indebiti. Gli stati, i comuni, le counties degli USA sanno di cosa parlo. Fine.

Ma l’idea sarebbe dannosissima anche se tutto quanto detto sino ad ora non fosse vero. Infatti, assumiamo che funzioni: sotto ipotesi debolissime implica risultati assurdi. Infatti, se è vero che il bilancio è sempre in pareggio allora deve esserlo negli anni peggiori, quelli recessivi. Delle due l’una: o l’offerta dei servizi pubblici oscilla con il ciclo (immaginatevi il licenziamento di poliziotti e giudici ogni volta che c’è una recessione) o negli anni buoni, ossia di gettito superiore alla media, lo stato avrà un surplus. In altre parole: il patrimonio dello stato si accresce nel tempo ed i politici controllerebbero una quantità sempre più grande di ricchezza! Ovviamente si possono suggerire varie regole di “devoluzione fiscale” ma, di nuovo, questo richiede dettami farraginosi e, quindi, facilmente aggirabili dal politico “astuto”. Insomma, una follia.

L’idea di molti è che questo sarebbe un “segnale” di serietà. In realtà sarebbe “cheap talk”, con nessuna conseguenza pratica. Che non imponga alcun vincolo effettivo sull’azione dei governi l’ho appena dimostrato. Di conseguenza, o gli operatori privati sono tutti tonti e credono al cheap talk o capiranno che così è e si sentiranno presi in giro. Un’altra pulcinellata italiana. Che possa uscire dalle teste bacate dei ministri di questo governo non mi sorprende. Che persone ritenute serie ci perdano dietro del tempo sorprende. Ma, appunto, l’Italia non finisce mai di sorprendere.

– Arrivare subito al pareggio di bilancio, quest’anno o il prossimo. Il pareggio di bilancio nel 2011 è ovviamente impossibile, siamo in agosto! Ma anche pareggiare a tutti i costi entro l’anno prossimo è, di per sé, follia dannosa. Nota bene: non sto dicendo che non si debba fare, né che riterrei un male farlo come by-product di adeguate politiche di crescita. Sto dicendo che usare questo come criterio, invece che quello che proporrò più tardi, è erroneo e dannoso. La ragione, di nuovo, è banale.

Vista l’incompetenza di questo governo, la sua totale impreparazione di fronte alla crisi e il fatto che non ci si aspetta alcuna crescita economica sostanziale nel 2012, vi è solo una maniera per pareggiare: tagliare orizzontalmente colpendo scuola, sanità e acquisti di beni e servizi e tassare a sangue gli italiani. Farlo, per un ammontare pari a circa il 4% del PIL, vuol dire causare una recessione interna forse drammatica. Tagli improvvisi alla domanda causano sempre recessione, per la semplice ragione che le imprese non hanno il tempo di aggiustare i loro business plans e cercarsi la domanda altrove. Idem per inasprimenti drammatici nell’imposizione fiscale, che riducono drasticamente ed in modo imprevisto la domanda per beni di consumo e investimento. Quando la composizione della domanda cambia repentinamente c’è sempre una recessione, nelle economie reali. In quelle immaginarie no, ma neanche l’Italia, improbabile paese, riesce ad essere del tutto immaginaria … La recessione vanifica l’intento di pareggiare, ovviamente, perché riduce la base imponibile. Questa cosa è stata spiegata su questo blog mezza dozzine di volte e si insegna a qualsiasi economista decente. Ma sembra che non entri nella testa di molti, inclusa Confindustria che, per bocca del suo Direttore Generale, GiamPaolo Galli sembra richiederlo (sempre sulla Stampa del 5/8). Mi dispiace GP, non è una buona idea. Le altre cose che chiedete sono condivisibili, non questa.

– La seconda patrimoniale, quella totale. Questa idea gira molto nella sinistra sinistra ma son certo che Tremonti ed il suo vecchio compare Amato ne hanno già una pronta in cassetto. Chiaramente gli italiani se la aspettano, la qual cosa spiega la fuga in corso dai conti correnti e anche dall’azionario italiano, fuga ben superiore a quanto si vede altrove. Il solo adombrare questa ipotesi sta causando guai giganteschi, attuarla farebbe ancor peggio. Se un altro pezzo sostanziale di ricchezza privata verrà espropriato dallo stato, la fuga (già accelerata: sono in Italia da una settimana e qui non si parla d’altro) di imprese e capitali s’impennerà. Poi ve la daranno Tremonti ed Amato la crescita economica senza capitali: da un eterno dottor sottile e da un signore delle tenebre non dovremmo aspettarci di meno.

– Provvedimenti “buonisti-socialisti” in generale. Se date una scorsa all’agenda dell’incontro-farsa con le parti sociali ne trovate a iosa. Io ho consultato il Corriere per un rendiconto e uno non sa se piangere o se ridere. C’è la lotta all’evasione fiscale (una cosa che richiede anni e anni) e la riforma fiscale (che, nonostante le promesse di Tremonti, non hanno idea di come fare), ci sono le “reti internazionali di finanza e impresa” (ossia altri carrozzoni di stato, altra spesa), ci sono le nuove tecnologie e i fondi per il Sud (ossia altra spesa, altro clientelismo, altri trasferimenti inutili), ci sono le accelerazioni delle opere pubbliche (ma i soldi, dove li troveranno visto che vogliono il pareggio nel 2012) e ci sono persino le privatizzazioni dei servizi locali (ma perché Tremonti non vende la CDP, l’ENEL, l’ENI, eccetera, che fanno cassa?) e così via. Folle? Si’, folle. Ma questo è quanto gira oggi in Italia.

Che fare? Poche cose, ma chiare, oltre che difficili.

(I) Cambiare governo. Mi rendo conto che questo sembri assurdo, che sembri la solita richiesta dell’economista che vuole i suoi amici al potere. Credetemi, non lo è e, se potessi, non la farei questa richiesta. Ma questo governo, ripeto, è sia screditatissimo che incapace. Deve andarsene. Siccome l’opposizione è composta di gente altrettanto incapace – anche se non altrettanto screditata e delinquenziale – l’alternativa non può venire da lì. Le elezioni vanno indette per maggio 2012. Nell’interim un governo del presidente (della BCE e della UE, a cui il signore che sta al Quirinale dovrebbe offrire la propria immagine di copertura) governerà il paese e prenderà tre o quattro provvedimenti seri.

(II) Riduzione degli stipendi dei funzionari della PA ministeriale e regionale per un totale pari al 25% in 4 anni, a partire dal 2012. Blocco totale del turnover per gli stessi soggetti. Questi NON sono tutti i dipendenti pubblici, ma quel milione e qualcosa che non serve a nulla e che, come documentato nell’ultima relazione della Bd’I, ha visto il proprio reddito reale crescere del 27% in otto anni.

(III) Cancellazione del cosidetto “federalismo”. Sua sostituzione con la riforma federalista che Sandro Brusco va suggerendo da tempo (e che ha degli antecedenti nobili che non dovrei menzionare …).

(IV) Riforma pensionistica immediata che porti, nell’arco di 15 anni, il rapporto spesa pensionistica su PIL al 10%. Le misure le sappiamo tutti e consistono, fondamentalmente, nell’innalzamento uniforme e progressivo dell’età di pensione, nella restrizione delle invalidità e nel passaggio immediato di TUTTI al regime della riforma Dini.

(V) Privatizzare tutto quanto lo stato possieda e che non sia fonte di produzione di beni pubblici (dove “bene pubblico” è come da definizione economica, non nel senso assurdo di “l’acqua è un bene pubblico”!!!). Quindi vendere tutta l’ENEL, l’ENI, la CDP, Trenitalia, la Rai, eccetera, eccetera. Tutti i proventi vadano a ritiro del debito. Idem, ovviamente, per le imprese di servizi locali, ma questo compito va gestito secondi i criteri in (III).

(VI) Liberalizzazione totale dei settori di cui sopra, oltre che di quelli dei servizi. La litania qui la conosciamo tutti, non vedo ragione di ripeterla.

Fatto questo mettiamo in cantiere la riforma fiscale, della scuola e dell’università e del mercato del lavoro. Ma per prepararle bene, vista la totale impreparazione, ci vogliono 6-12 mesi, quindi questo compito spetta al governo che, nei miei auspici, dovrebbe governare l’Italia a partire dal maggio del 2012.

Si’, lo so, è la solita lista dei sogni. Che altro posso fare?

P.S. Ovviamente abbiamo anche bisogno che la UE e, soprattutto, la BCE facciano la loro parte (quest’ultima in particolare: ci vuole un quantitative easing europeo e selettivo, usato come arma per forzare i paesi in mora a cambi drastici di comportamento) ma questo post è già lungo abbastanza. E poi, francamente, di Draghi mi fido.

P.P.S. Ah, parlando di Draghi: non credete sia possibile posticipare il pensionamento di Trichet al maggio 2012, rimandando a quella data l’arrivo di Mario Draghi a Francoforte come presidente della BCE? Nei nove mesi che intercorrono fra ora e quella data, avrei un altro lavoretto in mente per il signor MD …