Usa, candidato dem bacia il marito in diretta tv: scontro con il vice di Trump

di | 17 Aprile 2019



Un bacio. Da qui parte l’ultimo scontro tra democratici e repubblicani negli Stati Uniti. Tutto inizia quando Pete Buttigieg, sindaco 37enne di una cittadina in Indiana, sale sul palco per annunciare al Paese la sua candidatura alle primarie Dem. Con lui c’è il marito, Chasten Glezman. Si abbracciano, poi le loro labbra si toccano e le immagini, trasmesse in diretta tv, finiscono subito in Rete in pasto all’elettorato repubblicano più conservatore.

A guidare l’ondata di indignazione c’è il vice presidente Mike Pence. “Considero Buttigieg un amico – dice – ma ora sta attaccando la mia fede cristiana”. Poi l’affondo: “L’omosessualità è un peccato”. Non è la prima volta che Pence, anche lui dell’Indiana, e Buttigieg si scontrano. “Se il fatto che io sia omosessuale è una scelta, allora è stata fatta in alto, molto in alto”, spiegava il giovane sindaco in occasione di una delle ultime polemiche proprio con il vice di Trump. “Vorrei che i Mike Pence del mondo lo capissero: se avete un problema con ciò che io sono, il vostro problema non è con me, il vostro problema, signori, è con il mio creatore”.

Buttigieg potrebbe diventare il più giovane presidente degli Stati Uniti e il primo apertamente omosessuale. “Mi chiamano Sindaco Pete. Sono un figlio di South Bend, in Indiana, e mi candido alle elezioni presidenziali americane”, ha detto davanti ai suoi concittadini. Già vincitore di una borsa di studio a Oxford e veterano della guerra in Afghanistan, è al secondo mandato da sindaco della cittadina enclave progressista nella cosiddetta “Rust Belt” americana, la regione nella quale il declino dell’industria pesante ha colpito duramente l’economia locale.

Considerato l’uomo che ha rilanciato l’economia della zona, Buttigieg si accredita come un riformatore pragmatico in grado di parlare agli elettori di ogni orientamento: un messaggio che lo ha catapultato da una relativa oscurità alla prima fila tra i potenziali candidati democratici. Sono qui, ha detto presentandosi, “per raccontare una storia diversa da ‘Make America Great Again’. Stavolta non bisogna solo vincere un’elezione, bisogna vincere un’epoca”.




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