Londra , un milione di persone in piazza per dire no alla Brexit

di | 23 Marzo 2019



I manifestanti chiedono un secondo referendum sullʼuscita del Regno Unito dalla Ue

Una ribellione colorata e pacifica, ma anche allarmata e stufa fino allo sdegno verso i bersagli di rito: su tutti la vacillante quando cocciuta premier Tory, Theresa May. Una folla in carne ed ossa sostenuta dall’esercito virtuale (ma reale) dei quasi 4,5 milioni di sottoscrittori della petizione online al Parlamento per la revoca dell’articolo 50, ossia l’atto di divorzio da Bruxelles, lanciata a costo di qualche minaccia di morte dalla 77enne accademica in pensione Margaret Georgiadou e arrivata a toccare in questi giorni un record assoluto di firme.

Partiti di da Hyde Park e sfilati per il centro della capitale attraverso Piccadilly, i partecipanti del corteo si sono infine riversati (almeno quelli che sono riusciti a trovare posto) in Parliament Square, di fronte al palazzo di Westminster. Il luogo in cui l’accidentato cammino in direzione della Brexit dovrebbe essere deciso la prossima settimana sullo sfondo di uno stallo e di veti incrociati che peraltro hanno indotto la stessa May, in una lettera inviata venerdì sera ai deputati, a non escludere la cancellazione del preannunciato terzo tentativo di ratifica dell’accordo raggiunto con i 27. E a rimettere in gioco tutte le alternative, prima di far scadere il breve rinvio a doppia opzione (22 maggio con approvazione dell’intesa, 12 aprile senza) appena concesso dall’Ue: da quella del temutissimo no deal a quello di passare la palla alla Camera con una serie di “voti indicativi” su piani B di vario tipo.

Un groviglio spinosissimo che questa volta potrebbe davvero sfociare anche nelle dimissioni di Theresa May. Secondo uno scenario che Downing Street insiste a smentire, a dispetto delle indiscrezioni del Times.

Rivincita referendaria – Un groviglio che il popolo di Parliament Square, e il fronte politico trasversale che lo sostiene, ritiene del resto di poter sciogliere in un solo modo: ridando la parola agli elettori. In una sorta di rivincita referendaria rispetto al responso del giugno 2016 che lady Theresa – e non solo lei – continua a escludere come “un tradimento” della volontà popolare, ma che quanto meno una parte di popolo mostra per le strade di Londra d’invocare a gran voce.

E’ un popolo che ha età e origini diverse (non mancano i non britannici, italiani compresi), che sventola bandiere dell’Ue, Union Jack e vessilli scozzesi. Fra gli oratori il messaggio è martellante: solo un nuovo People’s Vote può farci uscire dal caos. A ripeterlo all’unisono dal palco sono il vice leader del Labour, Tom Watson (presente con tanti colleghi di partito a differenza del leader Jeremy Corbyn), il conservatore pro Remain Dominic Grieve, il libdem Vince Cable, la pasionaria ex Tory Anna Soubry. O ancora la first minister indipendentista di Scozia, Nicola Sturgeon, che a uscire dal Regno Unito ci starebbe volentieri, ma dall’Ue no.

Molti si rivolgono ai giovani che nel 2016 non ebbero la chance di votare a causa dell’età.

Fra i leader piu’ applauditi, spicca il sindaco di Londra, Sadiq Khan, laburista di radici pachistane e musulmane che nel suo intervento non esita a dichiararsi “orgogliosamente cittadino europeo”.




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