Nuova Zelanda: un eroe in moschea ha disarmato l’attentatore a mani nude prima di morire

di | 16 Marzo 2019



Naeem Rashid si occupava della cura della moschea di Linwood. Tra le vittime anche Mucad Ibrahim, un bambino di soli tre anni. Salvi per un lieve ritardo i giocatori della nazionale di cricket del Bangladesh

Ancora poche le vittime identificate. Tra queste c’è Mucad Ibrahim, di soli tre anni, morto tra le braccia del padre. Le autorità hanno identificato tra le vittime del massacro anche Haji Daoud Nabi, 71 anni, ingegnere in pensione.

Chi era l’eroe che ha affrontato il killer – L’uomo riuscito a disarmare Tarrant prima di morire, Naeem Rashid, era originario di Abbottabad, in Pakistan, dove lavorava in banca, ma una volta trasferitosi a Christchurch aveva trovato lavoro come insegnante. Nella sparatoria in moschea è stato ucciso anche suo figlio, Talha. Pur ferito gravemente anch’egli, quando si è trovato davanti il killer l’ha affrontato a mani nude ed è riuscito a strappargli il mitra. Rashid ha poi inseguito Tarrant cercando di sparargli con la sua stessa arma, non riuscendo però a trovare il grilletto e dandogli così il tempo di scappare, aiutato dai complici che lo attendevano in auto fuori dalla moschea.

A raccontare le gesta di Rashid Naeem è stato uno dei sopravvissuti, Syed Mazharuddin, che ha parlato con il “New Zealand Herald”, dicendo anche che una volta messosi al riparo dopo aver udito gli spari ha visto davanti a sé “il male”, l’attentatore intento a portare a termine il suo progetto d’odio. Al contempo è stato testimone del coraggioso intervento del giovane, l’altro lato della medaglia. Nella moschea di Linwood sono state uccise sette persone, 41 in quella di Deans Avenue, attaccata per prima, mentre una persona è morta in ospedale per le ferite riportate.

Tra i sopravvissuti per miracolo alla strage ci sono anche i giocatori della nazionale di cricket del Bangladesh: anche loro attesi in moschea per la preghiera del venerdì, sono arrivati in autobus con 3 minuti di ritardo. I giocatori hanno così sentito gli spari ma sono riusciti a sfuggire alla carneficina, e quindi sono stati rimandati in albergo dai poliziotti. Khaled Mashud, accompagnatore della squadra, ha spiegato che “eravamo a una cinquantina di metri dalla moschea, siamo stati davvero fortunati. Se fossimo arrivati tre o quattro minuti prima, saremmo probabilmente stati all’interno della struttura”.




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