Nuova Zelanda, ucciso anche un bimbo di 3 anni | Un profugo, uno studente, un medico tra le 49 vittime

di | 16 Marzo 2019



Il padre del piccolo Mucad, la più giovane tra le vittime della strage, si è salvato fingendosi morto, mentre il fratello più grande del bambino è riuscito a fuggire

Il piccolo Mucad, la vittima più giovane della sparatoria, è morto tra le braccia del padre, che invece è riuscito a sopravvivere alla mattanza fingendosi morto. Assieme a loro nella moschea Al Noor c’era anche il fratello più grande di Mucad, Abdi, anch’egli sopravvissuto.

Intanto le autorità neozelandesi hanno dato un nome e un volto ad alcune tra le 49 vittime della strage nelle moschee di Christchurch. Haji Daoud Nabi è un afghano emigrato nel Paese con i suoi due figli nel 1977, Khaled Mustafa un rifugiato siriano che era arrivato con la famiglia solo qualche mese fa. Morto anche Naeem Rashid, l’eroe che ha disarmato l’attentatore. Tra i feriti, 7 sono stati dimessi dall’ospedale, mentre altri 39 restano ricoverati e 11 di loro sono ancora in terapia intensiva.

Molte tra le vittime ancora non sono state identificate. Non è ufficiale la morte di Sayyad Milne, un ragazzino di soli 14 anni, ma suo padre ha detto al New Zealand Herald di aver perso il suo “coraggioso soldato”. Il teen ager, studente della Cashmere High School, era andato in moschea con sua madre e con alcuni amici, come faceva ogni venerdì. Sempre il New Zealand Herald inserisce tra i nomi delle vittime anche Atta Elayyan, 33 anni, giocatore di calcio a cinque. Nato in Kuwait, era diventato da poco papà e dirigeva una società hi-tech di Christchurch.

Anche di Amjan Hamid i familiari hanno perso le tracce da venerdì mattina. Il cardiologo, 57 anni, di origini palestinesi, aveva lasciato il suo Paese per trasferirsi in Nuova Zelanda 23 anni fa. I familiari hanno passato al setaccio tutti gli ospedali della città nella speranza di ritrovarlo. I figli temono il peggio, perché, dicono, il venerdì di solito andava a pregare in moschea. “E’ terribile, era un uomo così gentile”, dice di lui la moglie Hanan. Sembra che sia morta per salvare il marito Husne Ara Parvin, 42 anni, originaria del Bangladesh. Era con lui a pregare in moschea quando c’è stato l’attacco. La donna ha cercato di proteggere con il suo corpo l’uomo, in sedia a rotelle. Ed è morto sotto i colpi di Tarrant.

Anche Haroon Mahmood, 40 anni, è tra le vittime secondo il New Zealand Herald. Lavorava come assistente in una scuola privata, il Canterbury College, dopo aver ottenuto un master in finanza all’istituto di Scienza e Tecnologia in Pakistan. Lascia una mogli e due figli di 13 e 11 anni.




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