Guerriglia e saccheggi, i gilet gialli devastano Parigi: 230 fermi

di | 16 Marzo 2019



Nel 18esimo atto di protesta un palazzo è stato dato alle fiamme, mentre il cuore del lusso parigino è stato completamente devastato

Pesanti le ricadute politiche, con la foto del presidente Macron sorridente sulle piste da sci mentre i casseur imperversavano indisturbati. In poche ore il patrimonio faticosamente accumulato in due mesi di dibattito nazionale dal presidente è andato in fumo. Proprio il numero uno dell’Eliseo ha convocato la riunione dell’unità di crisi del ministero dell’Interno francese.

La mobilitazione definitiva: “Tutti a Parigi” – I gilet gialli, in settimana, tramite i loro leader – da Eric Drouet a Maxime Nicolle – avevano annunciato la mobilitazione “definitiva”, quella che puntava all’Eliseo. “Tutti a Parigi”, era la parola d’ordine. Tra i manifestanti la percentuale di casseur “ultraviolenti, professionisti del teppismo”, come li ha definiti il ministro dell’Interno Christophe Castaner, era altissima: 1.500, secondo la prefettura. Hanno avuto campo libero per ore, arrivando a devastare il celebre ristorante Fouquet’s in mattinata, per poi tornare a incendiarlo nel pomeriggio.

Il bilancio della protesta – Macron, dalla montagna, è stato costretto precipitosamente a rientrare a Parigi in serata. Il bollettino della guerriglia si conclude con 230 persone fermate, oltre cento delle quali passeranno la notte in cella. Una sessantina i feriti, fra cui 17 poliziotti (uno più grave ha ricevuto un sampietrino sulla testa), un pompiere e 42 manifestanti. Stridente il contrasto con l’altra piazza parigina, la République, dove una marcia per il clima con 45mila persone (il triplo dei gilet gialli in tutta la Francia) si è conclusa pacificamente, con canti e concerti.

Strade e negozi devastati – In serata il fumo si levava ancora dai tendoni rosso e oro del Fouquet’s, dalle edicole distrutte, dalla vetrina in frantumi della gioielleria Bulgari. E poi da Disney Store, Zara, persino la boutique del Paris Saint-Germain, decine di piccoli rivenditori di telefoni cellulari (i preferiti dai saccheggiatori), di ristoranti, di semplici cafè. La scena che si presentava al visitatore di quello che resta della “più bella avenue del mondo” – come amano chiamarla i francesi – è impressionante. Il bilancio poteva diventare drammatico anche sul piano umano, quando una delle tante agenzie di banca date alle fiamme ha incendiato un intero palazzo, che ha dovuto essere evacuato. “Sono solo assassini”, ha tuonato Castaner, mentre i pompieri portavano in salvo una mamma che stringeva al petto il bimbo piccolo con il quale era rimasta bloccata dalle fiamme al secondo piano dell’edificio.

“Rivoluzione”, gridavano gruppi di manifestanti scatenati di fronte agli Champs-Élysées in fiamme, alzando trionfanti le braccia al cielo. Le forze dell’ordine non sono mai apparse così in difficoltà: un video che mostra tre auto della polizia inseguite da teppisti con i bastoni e costrette a fare marcia indietro spiega la giornata meglio di qualsiasi bilancio. Adesso la parola passa a Macron, che si è recato direttamente alla cellula di crisi del ministero dell’Interno. La fine della rivolta dei gilet gialli non è mai stata così lontana.




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