L’UNHCR denuncia: “Quattro milioni di bambini rifugiati non possono frequentare la scuola”

di | 30 Gennaio 2019



La bambine sono le più discriminate: per loro è ancora più arduo accedere allʼistruzione e completare il corso di studi

Secondo i dati del Rapporto dell’UNHCR “Turn the Tide”, solo il 61% dei bambini rifugiati frequenta la scuola primaria, rispetto al 92% dei bambini nel mondo. E con l’età, questo divario aumenta: alla scuola secondaria accede solo il 23% dei rifugiati rispetto all’84% dei bambini su scala globale. Questa percentuale scende, infine, all’1% quando si parla di istruzione superiore, contro il 37% dei ragazzi nel mondo. E per le bambine rifugiate la situazione è ancora più drammatica e allarmante: crescendo, devono affrontare una maggiore emarginazione e ildivario di genere in età scolare aumenta, complici le convenzioni sociali e culturali, che fanno sì che i ragazzi abbiano priorità a scuola, le strutture inadeguate,come la mancanza di servizi igienici dedicati o forniture per il ciclo mestruale, oltre al fatto che i libri, le uniformi scolastiche e il viaggio per arrivare a scuola possono avere costi proibitivi per le famiglie.

“Continuare a trascurare l’istruzione delle ragazze rifugiate provocherebbe conseguenze disastrose per molte generazioni a venire. Più alto è infatti il livello di istruzione delle bambine e delle ragazze rifugiate, più elevate saranno le loro abilità in termini di leadership, capacità imprenditoriale e piena autonomia, qualità fondamentali che aiuteranno sia l’integrazione nelle comunità ospitanti e il loro sviluppo, che la ricostruzione dei paesi di provenienza”, commenta Carlotta Sami, portavoce dell’UNHCR per il Sud Europa. “Per questo l’UNHCR si impegna a difendere e promuovere il diritto a un’istruzione di qualità. Una bambina rifugiata non può scegliere, ma noi sì. Possiamo salvarla dagli abusi, dallo sfruttamento e dai matrimoni precoci e assicurarle il diritto di andare a scuola”.

Secondo i dati Unesco, se tutte le ragazze potessero completare la scuola primaria, i matrimoni precoci si ridurrebbero del 14%, se terminassero la scuola secondaria anche del 64%. Anche la mortalità infantile dovuta alla diarrea, alla malaria o alla polmonite decrescerebbe drasticamente, dell’8% con un’istruzione primaria e del 30% completando quella secondaria. 

Servono inoltre più scuole per far spazio anche alle bambine rifugiate, maggiore protezione dalle molestie o aggressioni durante i viaggi per raggiungere la scuola, una lotta costante contro il bullismo e la violenza sessuale di genere nelle classi, incentivi alle famiglierifugiate per permettere alle figlie di continuare a studiare, più insegnanti donne, che rendano le bambine più propense a frequentare la scuola, infine, dei doposcuola che possano fornire alle ragazze un arricchimento e migliorare il loro rendimento scolastico e la fiducia in se stesse.

I fondi raccolti con la campagna #mettiamocelointesta andranno quindi a sostenere il progetto “Educate a child”, avviato dall’UNHCR nel 2012 in 12 paesi: Siria, Iran, Pakistan, Yemen, Etiopia, Malesia, Kenya, Uganda, Ruanda, Sud Sudan, Ciad, Sudan. Nei primi 5 anni dall’avvio del progetto, nei 12 paesi coinvolti si è riusciti a garantire un’istruzione a 1 milione e 350 mila bambini, sono state costruite e ristrutturate 263 scuole, è stato garantito sostegno economico diretto a più di 104 mila bambini provenienti da famiglie vulnerabili, sono stati reclutati e formati 31.402 insegnati, ben 12.091 solo nello scorso anno. Dal 2012, a tutti i bambini rifugiati l’UNHCR ha distribuito circa 3.075.000 tra libri di testo e altri materiali didattici e 752.776 uniformi scolastiche. Infine ha fornito sostegno a 8.233 bambini con disabilità, che altrimenti non avrebbero potuto frequentare la scuola.




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