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13100 Vercelli

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.: Edizione 2003 :.

 

.: Edizione 2004 :.


 

 

La Città di Vercelli, riconoscendo il valore imprescindibile delle attività e dei linguaggi creativi nell'espressione individuale e sociale delle giovani generazioni, fa parte da tre anni dell'Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani, che anche quest'anno propone l'iniziativa Gemine Muse.

 

Dal Buio alla Luce

Al piano terra del Palazzo Arcivescovile è allestito il Museo del Tesoro del Duomo, nei locali cinquecenteschi restaurati, con decorazione a fresco alle pareti e soffitti lignei a cassettone ristrutturati, che contornano i due cortili interni dell’Episcopio.

 

 

 

Sono esposti gli oggetti del Tesoro del Duomo disposti secondo una successione storica studiata in modo da coniugare lo sviluppo artistico con la storia della diocesi e con l’evangelizzazione del territorio vercellese voluta da Eusebio, primo Vescovo della città e del Piemonte. Nelle sale sono esposte opere di oreficeria dal VII al XVIII secolo, il Vercelli Book e altri codici pregevoli della Biblioteca Capitolare, i reperti del grande Crocifisso della Cattedrale, reliquiari e arredi liturgici.

 

 

Composta secondo il gusto delle grandi ancone cinquecentesche, questa pace, dono del vescovo Agostino Ferrero (1511-1536) alla Chiesa vercellese, è opera di pregevole valore artistico per la ricchezza e la varietà dei motivi decorativi.

 

Al centro è raffigurato a rilievo Gesù deposto dalla croce con intorno la Madonna, S. Giovanni, la Maddalena, una pia donna, Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea.

 

Sullo sfondo il monte Calvario si staglia sullo smalto blu del cielo.

 

 

 

 

Dal Buio alla Luce
Nulla meglio del suono per completare l’atmosfera rarefatta e silente del Museo del Tesoro del Duomo di Vercelli che custodisce, tra le altre meraviglie, l’argenteo Cristo della Resurrezione e il suo interno in cocciopesto e legno, e la Pace con Deposizione, ispiratrici di Erbarme dich, mein Gott di Luigi Attademo.

 

Dal Buio alla Luce: morte, disperazione ed incredibile rinascita evocate da un linguaggio musicale non convenzionale che si nutre dapprima di vibrazioni e percezioni quasi primordiali per arrivare, nel finale, alla superba, leggera purezza acustica.

 

Volutamente riconoscibili i frammenti melodici
tratti dalla Passione secondo Matteo di Bach in un’opera d’arte contemporanea tanto impalpabile quanto essenziale, libera dai limiti delle regole e pronta a misurarsi con l’idea di infinito.

Luigi Attademo (1972) ha studiato a Vercelli chitarra con Angelo Gilardino.
Laureato in Filosofia, ha frequentato seminari di Guanti, Morricone, Solbiati etc. La sua attenzione si è rivolta particolarmente al teatro (del 2004 sono le musiche per uno spettacolo su Dino Campana). Vive attualmente vicino a Firenze (www.luigiattademo.it)