La Città di Vercelli, riconoscendo
il valore imprescindibile delle attività e dei linguaggi
creativi nell'espressione individuale e sociale delle giovani
generazioni, fa parte da tre anni dell'Associazione per
il Circuito dei Giovani Artisti Italiani, che anche quest'anno
propone l'iniziativa Gemine Muse.
Dal Buio alla Luce
Al piano terra del Palazzo Arcivescovile
è allestito il Museo del Tesoro del Duomo, nei locali
cinquecenteschi restaurati, con decorazione a fresco alle
pareti e soffitti lignei a cassettone ristrutturati, che
contornano i due cortili interni dell’Episcopio.
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Sono esposti
gli oggetti del Tesoro del Duomo disposti secondo
una successione storica studiata in modo da coniugare
lo sviluppo artistico con la storia della diocesi
e con l’evangelizzazione del territorio vercellese
voluta da Eusebio, primo Vescovo della città
e del Piemonte. Nelle sale sono esposte opere di oreficeria
dal VII al XVIII secolo, il Vercelli Book e altri
codici pregevoli della Biblioteca Capitolare, i reperti
del grande Crocifisso della Cattedrale, reliquiari
e arredi liturgici.
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Composta
secondo il gusto delle grandi ancone cinquecentesche,
questa pace, dono del vescovo Agostino Ferrero (1511-1536)
alla Chiesa vercellese, è opera di pregevole
valore artistico per la ricchezza e la varietà
dei motivi decorativi.
Al centro è raffigurato a rilievo
Gesù deposto dalla croce con intorno la Madonna,
S. Giovanni, la Maddalena, una pia donna, Nicodemo
e Giuseppe d’Arimatea.
Sullo sfondo il monte Calvario si staglia
sullo smalto blu del cielo.
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Dal Buio alla Luce
Nulla meglio del suono per completare l’atmosfera
rarefatta e silente del Museo del Tesoro del Duomo
di Vercelli che custodisce, tra le altre meraviglie,
l’argenteo Cristo della Resurrezione e il suo interno
in cocciopesto e legno, e la Pace con Deposizione,
ispiratrici di Erbarme dich, mein Gott di
Luigi Attademo.
Dal Buio alla Luce: morte, disperazione
ed incredibile rinascita evocate da un linguaggio
musicale non convenzionale che si nutre dapprima di
vibrazioni e percezioni quasi primordiali per arrivare,
nel finale, alla superba, leggera purezza acustica.
Volutamente riconoscibili i frammenti
melodici
tratti dalla Passione secondo Matteo di Bach in un’opera
d’arte contemporanea tanto impalpabile quanto essenziale,
libera dai limiti delle regole e pronta a misurarsi
con l’idea di infinito. |
Luigi Attademo (1972)
ha studiato a Vercelli chitarra con Angelo Gilardino.
Laureato in Filosofia, ha frequentato seminari di
Guanti, Morricone, Solbiati etc. La sua attenzione
si è rivolta particolarmente al teatro (del
2004 sono le musiche per uno spettacolo su Dino Campana).
Vive attualmente vicino a Firenze (www.luigiattademo.it)
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