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PRESENTAZIONE
Elisabetta Dellavalle
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Le tre Parche
L'ingresso all'Ade è segreto, nascosto
ai più.
Si salgono i gradini, non molti. Si costeggia un chiostro
gentile, profumato d'antico.
Piano si oltrepassa una soglia e vi si accede con garbo,
con silenziosa accortezza. Tutt'intorno la Morte si svela
: piccoli oggetti preziosi raccontano di vite lontane, sfumate
in un passato talmente remoto da esser leggenda. I Greci,
i Romani, persino gli Egizi dagli occhi allungati ritornano
in vita porgendoci anfore e piatti, disperdendo lacrime
d'ambra da urne d'alabastro prezioso, accarezzandoci piano
con mani adorne di piccoli anelli, forti i polsi decisi
agghindati di oro zecchino, di dure pietre colorate.
Simili al Regno della Notte
sono le due stanze del Museo Leone di Vercelli che ospitano
i tre artisti di Gemine Muse di quest'anno :nella Stanza
ottagonale, tutta vetrine ed oggetti, l'opera di Valentina
Celsi e quindi, insieme ed uniti grazie ad una profonda
dicotomia, Jessica Viotti e Salvatore Giò Gagliano
si sono misurati con la grande ed austera Stanza romana,
luogo di sarcofagi, pietre e memorie.
Le tre opere, frutto di attitudini ed interessi artistici
del tutto differenti, raccontano in modo coeso la stessa,
realistica, fiaba : la Vita e il suo inizio, il suo Scorrere
fluido e deciso, la sua Fine inevitabile e brusca. Sono
come Cloto, Atropo e Lachesi : le tre Parche di romana fede.
Così 'Dextera Hominis' la struggente
e decisa immagine di Valentina Celsi, prende spunto dalla
piccola e nera 'mano mummificata con amuleti' racchiusa
in una delle teche di cristallo, forse uno dei 'pezzi' più
suggestivi dell'intera collezione. Lo fa con estrema attenzione
e rispetto, portando, sotto gli occhi di tutti,con quella
mano impiccata in primo piano, millenni di torture ed abusi,
prigioni e marciume, abissi infiniti.
E' un'immagine che grida, meglio, che urla, la propria profonda
indignazione ed il disprezzo per le supreme angherie subite
dai deboli del Mondo, ma lo fa mettendo in evidenza un grembo,
accennando ad una Speranza, forse tessendo una nuova Vita:
Cloto.
Atropo arriva di colpo,
girando lo sguardo. La luce è di un verde intenso,
innaturale, da sogno, inaspettata in questo luogo di silenti
semiscuri. Attraversa decisa tutta la grande Sala romana,
generando, decisa, un'icona virtuale e moderna, simbolo
della vita che scorre precisa, tra due argini stretti, inizio
e fine, che la limitano ma la rendono forte e vitale:'ON/OFF',
l'installazione video di Jessica Viotti è Atropo,
la dea che tesse la Vita, che ne decide la durata, il Tempo
sulla Terra, lo Spazio che un dio ci concede. Inizia di
colpo, finisce altrettanto. Una metafora calzante, non banale,
del Destino di tutti.
Tocca a Lachesi tagliare
quel filo. Il suo giudizio è inappellabile, inutile
ogni lamento.
Come inutile sarebbe ogni sforzo per aggiustare il cristallo
infranto che ricopre la bara di Lollia, tenera fanciulla
romana, alla quale ridona eterna sepoltura l'installazione
'……oltre……' di Salvatore Giò Gagliano che, da attento
lettore dei sentimenti umani, ha voluto donare proprio a
Lei una nuova, fortemente simbolica, sepoltura. Ricostruirla
di nuovo, ripartendo dal Duemila, sconfiggerà la
precisa Lachesi? Potrà il tenace lavoro dell'Uomo
e della sua Memoria attutire il taglio, dimenticare la lama
che ne recise la giovane vita?
Incensi e bende, profumi ed unguenti celebreranno di nuovo
ciò che più di mortale esiste in Terra, l'Uomo
e la sua illusione di Eternità.
Ed è dall'Uomo che si parte e si arriva,
in questo viaggio nella Vita che viene rappresentato, fin
dalla scorsa edizione, dalle opere di Gemine Muse a Vercelli.
Punto d'inizio l'installazione 'Magnificat' di Max Bottino
che, nelle suggestive sale del Museo Borgogna, ha messo
in scena la silente, e spesso malinconica, solitudine al
femminile, perennemente segnata da una missione : amante
fedele, madre incrollabile, custode del Tempio. Dalla sua
simbologia medievale e carnale, concretamente recuperata
dal quotidiano ma rivisitata con bagliori spirituali, si
è arrivati quest'anno alla declinazione del concetto
di Vita in chiave puramente classica, riportando le magiche
Parche tra noi e trasformandole in immagini, luci, sepolcri.
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